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Giuseppe Cominetti


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1882
28 ottobre Giuseppe Cominetti nasce a Salasco (Vercelli), dai genitori Maria Giovanna Carignano e Antonio Pietro Cominetti. La famiglia è composta da sei figli, di cui tre maschi. Il padre, che compare come "affittavolo" nell'Atto di matrimonio, "aveva lasciato gli studi di giurisprudenza appena prima della laurea" e dal 1882 è attestato che occupa il posto da Segretario Comunale del paese vercellese, impiego che coprirà sino al 1899.

1893-1898
Giuseppe, quattordicenne, è a Torino con il fratello Gian Maria di due anni più giovane, insieme frequentano il Ginnasio Liceo Classico Massimo d'Azeglio, la famiglia resta a Salasco (Vercelli) dove il padre continua ad occupare il posto di Segretario Comunale.

1898-1899
Dai documenti d'archivio del Regio Liceo Lagrange di Vercelli, Giuseppe Cominetti risulta residente alla "Casina S. Bartolomeo" presso la propria famiglia, proveniente dal Regio Ginnasio Massimo d'Azeglio in Torino e iscritto alla classe prima per l'anno scolastico 1898-1899, assieme al fratello Gian Maria iscritto alla classe quarta.
Giovanni Carandente ricorda come l'artista: "Avviato agli studi classici […] insieme al fratello Gianmaria. Al contempo seguì i corsi del Milani a quell'Accademia di Belle Arti". L'informazione non è confermata dalle verifiche eseguite presso l'Istituto di Belle Arti di Vercelli, tra i documenti non si è trovata traccia né dell'allievo né del maestro; inoltre non hanno avuto maggior fortuna le ricerche presso l'Archivio dell'Accademia Albertina di Torino, dove la documentazione, per altro spesso lacunosa, non ha permesso di rintracciare notizie.

1900
Giovanni Carandente narra: "L'invasione di prodotti agricoli importati dall'America del Sud e venduti in Italia a prezzi assai inferiori a quelli dei prodotti locali, aveva scardinato il mercato italiano e causato la crisi e la rovina di molte fattorie. I Cominetti […] furono costretti a vendere la tenuta e a tentare altre attività". Trasferiti a Genova perché "avevano ottenuto la cessione di una piantagione di caucciù in America da un patrizio piemontese, che si era rovinato al gioco", poco prima di partire "vennero informati che la piantagione era già passata in altre mani e che la vendita era stata una truffa". Dalle parole di Carandente si aprono due ipotesi che non trovano scioglimento. La prima la famiglia Cominetti si trasferisca a Davagna, nei pressi di Genova, perché il padre, finito il mandato da Segretario Comunale a Salasco, trova un nuovo posto a Lavagna. Da qui matura l'idea di acquistare la piantagione di caucciù, presto rivelatasi una truffa. L'altra ipotesi è che la famiglia abbia lasciato Salasco (Vercelli) per partire per l'America, ma la truffa subita li porta a trasferirsi nell'entroterra ligure dove il padre, grazie all'esperienza maturata precedentemente, trova un posto da Segretario Comunale.

1902
Ormai ventenne Giuseppe Cominetti si trasferisce con il fratello Gian Maria a Genova.
Vitalino Rocchiero ci dà una descrizione dettagliata del pittore: "Piccolo di statura, rada barbetta al mento ed incolta capigliatura, aggressivo e scanzonato, subito si era accompagnato allo spavaldo gruppo genovese degli avveniristi in aperta ribellione contro le vecchie mentalità".
Genova, città industriale ed operaia vede alla fine del XIX secolo la nascita del Partito dei lavoratori, e all'inizio del secolo XX vive culturalmente istanze contraddittorie, in cui si mescolano idee spiritualistiche e misticheggianti, echi di dannunzianesimo esasperato e motivazioni socialiste anarchiche, che trovavano voce, oltre che nella pagina artistica e letteraria dei quotidiani, nelle numerose riviste pubblicate nell'epoca, dove l'artista: "Non solo trova conferma e nutrimento ai suoi interessi di natura simbolista, ma può accedere alle innovazioni stilistiche e tecniche necessarie per esprimerli".
Cominetti poco dopo l'arrivo in città prende uno studio in via Leonardo Montaldo 35, spazio che lo scultore Capurro aveva messo a disposizione dei giovani, creando un luogo di incontro di artisti e letterati, si ritrovavano gli scultori Leonardo Bistolfi, Edoardo De Albertis, Giuseppe Giglioli, Giovanni Battista Bassano; i pittori Plinio Nomellini, Rubaldo Merello, Eugenio Olivari, Cornelio Gerenzani, Antonio Schiaffino; gli scrittori Pier Baratono, Mario Maria Martini, Camillo Sbarbaro e i caricaturisti Paradisi, Cirillo, Bertueto.
"In questa Genova punto d'incontro e fucina di divisionisti" come la definisce Sergio Paglieri, Filippo Tommaso Marinetti si era laureato nel 1898 in Giurisprudenza, continuando a partecipare, negli anni successivi, alla vita culturale cittadina attraverso articoli per la stampa ligure e tenendo conferenze.

1903
Giuseppe Cominetti esordisce alla Promotrice genovese con Jacopo Hortis, sul "Caffaro" l'opera viene citata per "la forza di pensiero e di espressione".

1905
Sottoscrive l'atto di costituzione del "Gruppo Artistico dei Nove", che ha lo scopo di "reintegrare il prestigio e la dignità dell'arte e propagarne la facoltà con tutte le manifestazioni possibili e di far pressione presso le autorità Governative e Comunali perché ne riconoscano i diritti e li tutelino costantemente". Sono firmatari, Giuseppe insieme al fratello Gian Maria, Umberto Gioberti, Giuseppe Giglioli, Eugenio Olivari, Edoardo Zuffo, Paolo De Gaufridy, Roberto de Lucchi Crosa, tutti artisti di via Montaldo 35.
Altro luogo d'incontro in questi anni è la "Società di letture e conversazioni scientifiche" a Palazzo Spinola in piazza Fontana Marose, vivace centro culturale, dotato di biblioteca e organi di informazione sugli avvenimenti culturali contemporanei. La "Società" pubblica dal 1900 "La Rivista Ligure", e nelle sale risultano consultabili gli ultimi numeri dei quotidiani "Caffaro" e il "Secolo XIX" che portano a Genova "i testi pittorici del simbolismo europeo" oltre alle riviste "Iride", "Vita Nova", "Emporium", "La Fionda" e "Rassegna Latina".

1906
Espone il ritratto del Principe Onorato Gemmary all'Esposizione Nazionale di Belle Arti a Milano per l'inaugurazione del nuovo valico del Sempione.

1907
Esegue numerose litografie di gusto simbolista, alcune dedicate a Segantini e Fontanesi, per illustrare un volume di liriche del fratello Gian Maria "La vita è un momento che va: fermarlo è l'impegno". L'illustrazione, dalla grafica d'arte alla grafica pubblicitaria, la pittura e la scenografia non rappresentano per Cominetti attitudini separate, ma in ugual misura parte della sua arte.

1909
E' invitato al Salon d'Automne assieme ad altri artisti genovesi, vi partecipa con Vénération, (già esposta alla Promotrice genovese del 1906), un ritratto e i Conquistatori del Sole. Dipinto quest'ultimo legato alla tematiche del lavoro, letto attraverso il raffronto con i quadri di Plinio Novellini. Entrambi gli artisti trovano ispirazione nell'opera di Theophile-Alexandre Steinlen, pittore e incisore svizzero, definito l'"Illustratore del mondo sociale operaio", che Cominetti guarderà anche successivamente per i disegni di guerra.
Nello stesso anno l'artista decide di trasferirsi a Parigi con il fratello Gian Maria, prendendo inizialmente studio a Montparnasse e succesivamente a Montmartre, traslocando dal 67 rue Caulaincourt, al 13 rue Ravignan a pochi passi dal Bateau-Lavoir e trasferendosi infine in rue d'Orchampt dove terranno lo studio sino al 1929.
A Parigi i fratelli si trovano quasi subito a far parte dell'entourage culturale creato dagli artisti italiani nella capitale francese, e non solo. Il loro studio diventa luogo d'incontro come è attestato dalle parole di Apollinaire e dal giornalista Sarti che parlando di Modigliani ricorda: "di averlo incontrato a Montmartre, nello studio di Cominetti, in compagnia di Ubaldo Oppi e del povero Manfredini. Quei quattro giovani, quando incominciavano a discutere di pittura, anche andando d'accordo, avevano l'aria di voler fare una rissa".
L'esperienza parigina del pittore fu quanto mai bohèmienne, alcune foto d'epoca ce ne portano testimonianza. Cominetti mantiene i contatti con Genova, partecipando nel capoluogo ligure al Gruppo della Galleria (Galleria Mazzini), attivo negli anni Dieci, in lotta con la conservatrice Promotrice di Belle Arti, dove comunque l'artista continua ad esporre e al Gruppo della Pro Cultura Artistica, attivo tra il 1913 e il 1916.
Il 1909 vede la pubblicazione del primo Manifesto futurista da parte di Filippo Tommaso Marinetti sulle pagine de "Le Figaro".
Il rapporto di Cominetti con il futurismo è attestato in vari modi: sicuramente l'incontro con Marinetti nella Genova dei primi del Novecento; l'amicizia parigina con Gino Severini dimostrata dalla descrizione dello studio montmartrese da parte di quest'ultimo; la pubblicazione sul "Caffaro" del Manifesto futurista pochi giorni prima della sua ufficiale uscita in Francia e infine il nome di Cominetti in una lettera del 1910 mandata da Umberto Boccioni a Severini per concordare "chi può ancora firmare il manifesto nostro", che non firmerà.
Gianfranco Bruno suggerisce che: "L'adesione al nascente futurismo è immediata in Cominetti, artista attratto dal mito del moderno. Ma è altrettanto immediato il distacco da quel movimento, motivato dalla profonda, istintiva ripulsa d'artista, di natura individualista, per ogni idea di gruppo, e dalla sua sostanziale indifferenza, anzi avversione, al programma futurista, laddove esso si poneva in aperto rifiuto dei soggetti tradizionali, quale il nudo per esempio, abitualmente da lui ritratti."
Nel medesimo anno la rivista "Démocratie Sociale" gli commissiona un manifesto, rappresentante: "L'homme moderne et l'arbre de la paix montent dans le soleil".

1911
Il pittore realizza il primo progetto scenografico, di gusto secessionista, per La Corona Melagrante scritto del fratello Gian Maria. Partecipa per la prima volta al Salon des Indépendents, dove espone Lussuria e altre opere.

1912
Espone la Farandole al Salon des Indépendents, riscuotendo grande successo, il giornalista Sarti entusiasta la descrive come: "La rappresentazione di una danza collettiva, nella quale il movimento disordinato di vari gruppi si fonde in un'onda armonica formata dalle silhouettes che seguono il ritmo di una musica furibonda: la visione esatta di una moltitudine travolta in un'allegra bufera".

1913
Partecipa alla mostra di scenografie e bozzetti teatrali con i costumi per l'Amore delle tre melarance di Carlo Gozzi, alla quale aderiscono celebri artisti quali Léon Bakst, Gordon Craig ed Egorov. Espone Matrimonio al Salon des Indépendents, intervenendovi per l'ultima volta.

1914
Il 19 gennaio si apre alla galleria "Gil Blas" una sua personale di maquettes e costumi teatrali, a distanza di pochi mesi inaugura una personale alla Galerie d'Art Contemporaine, curata dal romanziere Horace van Offel, conclusasi a Parigi a causa della guerra, ma che avrebbe dovuto nelle intenzioni proseguire per altre città europee.
La Farandole di Cominetti appare sul numero speciale sulla danza contemporanea del giornale "Montjoie!", accanto ai disegni di Rodin, Léon Bakst, Henry Matisse, Dunoyer de Segonzac, Raoul Dufy, Rivéra. "Montjoie!", "Organo dell'imperialismo artistico francese", rivista stampata a Parigi per soli due anni, fu fondata da Ricciotto Canudo, "pur avendo un carattere culturale non troppo innovatore […] "Montjoie!" svolse un ruolo parallelo alla vicenda delle avanguardie, accogliendo scritti di intellettuali esponenti delle ideologie culturali più diverse". Ogni lunedì Les Amis de Montjoie! si ritrovavano per presentare un'opera artistica o recite poetiche, gli incontri erano denominati Lundis de Montjoie!
Durante il medesimo anno prepara gli allestimenti scenici per Les Fêtes Galantes di Paul Verlaine diretto da Adrien Remacle al Théatre Idéaliste e per La Jalousie du Barbouillé di M.A. Alexandre al Théatre Impérial di Parigi.

1915-1918
La guerra interrompe le consuetudini letterarie e artistiche parigine. Allo scoppio del conflitto Giuseppe Cominetti si arruola volontario in cavalleria, viene inviato prima nelle Argonne, e successivamente quando l'Italia entra in guerra sul fronte del Grappa, dove gli è ufficialmente affidato il compito di corrispondente e disegnatore di guerra.
Negli anni del conflitto vengono promosse numerose esposizioni sui disegni di guerra, mostrati ai fini di propaganda, ove i soldati assumono nell'immaginario collettivo le sembianze di eroi, esempio dell'amor patria e del dovere.

1915
Espone in una piccola mostra litografie e disegni di guerra alla Società Ligure di Letture e Conversazioni Scientifiche a Genova; contemporaneamente il fratello Gian Maria presenta i suoi Canti, tenendo una conferenza su Parigi ed il campo di battaglia.
Espone inoltre alla Promotrice parecchie opere, Arrigo Angiolini racconta che la mostra non fu gradita al pubblico tranne poche opere tra cui Gigolette, Midinette e le incisioni; "E' che in generale il pubblico si confonde davanti alla tecnica; se un quadro non è dipinto con i tradizionali ingredienti del mestiere si smarrisce e il meglio che si possa dire di un'opera che esce dalle convenzioni è di chiamarla Futurista".
Nel medesimo anno si tiene a Genova la mostra di Previati e si apre così la seconda fase del divisionismo ligure.

1916
Vengono commissionate a Cominetti alcuni pannelli decorativi per la stanza dei bambini della famiglia Oberti, raffiguranti diverse fiabe.
A Gennaio espone i disegni e le litografie della guerra francese all'Emiciclo del Caffè Olimpia in Genova, alla Mostra d'arte Pro Famiglie Artisti in guerra, continuando ad esporre alla Promotrice.

1917
Partecipa a collettive, per lo più con i disegni di guerra, a Genova al Caffè della Borsa e a Montecatini nel Gran Casinò insieme a Anton Giuseppe Santagata, futuro collega romano e organizzatore della mostra stessa assieme al fratello Gian Maria.

1918
Nell'estate, alla rassegna "Giovane Liguria" tenuta nel Casino di Viareggio, espone alcune fiabe, alcuni dipinti parigini e il nucleo dei disegni di guerra, che esporrà anche a Genova al Circolo Tunnel nel medesimo anno; inoltre torna ad essere maggiormente presente in Italia, a Genova, dove prende studio in piazza Savonarola, angolo via Siro, con il pittore Antonio Giuseppe Santagata con i quale disegnerà il manifesto del "Comitato d'Azione fra mutilati e invalidi di Guerra in Genova" e a Roma.

1919
A Genova e durante la permanenza di Marinetti in città, è firmatario con il fratello del "Gruppo futurista genovese", insieme a Sexto Canegallo, Paolo de Gaufridy e Enrico Castello, il gruppo nasce in una serata letteraria al Giardino d'Italia alla presenza dello stesso Marinetti. In città nei locali del Solvetti alla Galleria Centrale d'arte, in via XX Settembre, intanto si tiene la Grande Esposizione Nazionale Futurista itinerante, proveniente da Milano.
A Genova si erano creati altri luoghi di ritrovo e discussione degli artisti: la casa di Camillo Sbarbaro in via Montaldo 138, quella del pittore Paolo Rodocanachi e del filosofo Rensi erano meta dei pittori Oscar e Fausto Saccarotti, dei Cominetti, del critico Pier Baratono, dei poeti Campana, Angelo Barile, Eugenio Montale. Gli artisti più animosi frequentavano il Caffè Diana in Galleria Mazzini, i dannunziani, raffinati ed eleganti, avevano il loro quartier generale al Caffè Roma. In questo clima culturalmente fertile i fratelli Cominetti intraprendono la pubblicazione di una rivista letteraria, che viene pubblicata l'anno successivo a Roma con l'edizioni Giorgio Berlutti: "Le Novità" che presenta testi di Camillo Sbarbaro, Pier Baratono, Alessandro Varaldo, Federigo Tozzi, Pier Maria Rosso di San Secondo, Nino Berrini e xilografie di Trilussa, Lorenzo Viani, Cornelio Gerenzani e dello stesso Giuseppe.
In questi anni i due fratelli entrano in contatto con gli artefici della ceramica d'arte di Albisola, Angelo Barile al ritorno dalla guerra si era dato alla ristrutturazione della fabbrica paterna immettendo nuove forze ed estri creativi, fra molti artisti aveva invitato i Cominetti, di cui restano a testimonianza, varie terracotte firmate "G.C." In quegli anni ad Albisola era presente anche Manlio Trucco, vecchia conoscenza parigina.
È del medesimo anno il trittico sulla tematica del lavoro descritto da Rosita Fragola che visita lo studio romano del pittore ormai scomparso: "Potei ammirare altre quattro grandiose composizioni che sembrano concepite come pale d'altare per un tempio dedicato al lavoro. Una rappresenta il dominio sulla pietra […] un'altra il dominio del metallo […] un'altra la conquista delle comunicazioni […] l'ultima rappresenta la conquista della terra", delle quattro tele ne rimangono tre, due delle quali oggi conservate al Museo Borgogna di Vercelli e una all'Accademia Ligustica di Genova.

1920
Espone oltre che alla Promotrice, in una collettiva al Circolo Artistico Tunnel di Genova all'annuale Esposizione di Bozzetti, suo fratello recensisce la mostra e sottolinea come Giuseppe: "Sempre multiforme, ha due gatti vibranti di elettricità e buttati giù con strafottente divisionismo sonoro di osate gamme cromatiche che rivestono di bellezza anche gli altri suoi soggetti più comuni".
Nel medesimo anno è attestato che il pittore illustra alcuni numeri de "Les Chroniques du Jour" con altri artisti tra cui Picasso, Modigliani, Utrillo, Lipchitz, Soutine, Derain, Severini.
Inoltre decora le scene del Beffardo di Nino Berrini, spettacolo tenuto dalla Compagnia Uberto Palmarini al Teatro Fiorentini di Napoli le sere del 18-19 marzo, poi portato a Parigi. Attorno a quegli anni ha inizio l'amicizia con Lamberto Picasso della Compagnia dello Spettacolo d'Arte, con il quale istaurerà una fruttuosa collaborazione, per questo la sua attività si svolgerà maggiormente a Roma nello studio di Via Flaminia.

1921
Espone ceramiche alla II Esposizione nazionale d'arte a Livorno, nello stand de "La Casa d'arte", manifattura albisolese.

1922
Progetta le scenografie per la commedia Gli Ingannati dell'Accademia degli Intronati di Siena in scena al Politeama Nazionale, interpretata dalla Compagnia dello Spettacolo d'Arte (La Rai Radiotelevisione italiana riprenderà in un edizione postuma del 1970 i costumi ideati da Cominetti), per la fiaba Ciottolino di Giovanni Forzano al Teatro dei Piccoli e per il dramma Quel che prende gli schiaffi di Leonid Andrejev al Teatro Argentina di Roma.
Intanto a Parigi alla Galerie d'art Contemporain si apre una personale, curata dallo stesso Horace van Offel, e il Salon des Tuileries lo invita a diventare socio.

1923
Continua a collaborare con Lamberto Picasso e la Compagnia dello Spettacolo d'Arte seguendo le scenografie di numerosi spettacoli, tra cui Le cocu magnifique dramma di Fernand Crommelynk.

1924
Costituisce, a Roma alla presenza di Mussolini, con il fratello Gian Maria, il poeta Luigi Amaro e Lamberto Picasso il "Gruppo della Chimera- manipolo d'azione d'arte", che aveva per scopo "esumare opere d'arte da darsi all'aperto per l'educazione estetica del Popolo Italiano".
La Galerie d'art Contemporain organizza una personale di Cominetti sempre curata da Horace Van Offel.

1925
Dipinge scene e costumi per la pantomima Tour de cartes del fratello Gian Maria rappresentato dalla compagnia Les Funambules, al Festival di Teatro in occasione dell'Esposizione Internazionale di Arti Decorative e Industriali di Parigi, ottenendo una medaglia d'oro; esposizione dove presentava le sue ceramiche anche l'amico Manlio Trucco.

1926
Ripropone la personale del 1914, curata dallo stesso Horace van Offel, ma come sostiene Gianfranco Bruno: "Le ricerche figurative erano andate per altre strade da quella che in gioventù il Cominetti aveva seguito con ardore, e l'inattualità delle teorie divisioniste del pittore fu ancora più evidente". Il mestiere di scenografo occupa gran parte dell'ultimo periodo artistico, crea scene per compagnie di prosa, per spettacoli d'arte di Lamberto Picasso, Uberto Palmarini, Nino Berrini, Emma Gramatica, e per il teatro delle marionette Podrecca.
Sulle spiagge di Chiavari, Viareggio, Rapallo e Ostia viene presentata, in vari teatri all'aperto, la favola L'Alceo di Antonio Ongaro.
Oltre all'attività di scenografo nel medesimo anno continua ad esporre al Salon des Tuileries alla collettiva "Trente ans d'art indépendant" tenuta al Grand Palais ad una collettiva alla Galleria Armand Drouant.

1927
Il "Gruppo della Chimera" cura il catalogo della personale di Cominetti tenuta a Roma nel Ridotto del Teatro Quirino. Sino al 1929 tiene numerose mostre in Italia e all'estero.

1928
Espone a Genova presso il Circolo della Stampa. La mostra, a cura di Carignan, viene descritta sul "Caffaro": "Paesaggi, fiori, motivi macabri e carnevaleschi, scene rurali e pescherecce, temi offerti dalla visione della folla e della strada, assumono un particolare aspetto e un particolare colore che li drammatizza come se fossero intravisti in una persistente atmosfera eroica".
Colpito da paralisi parziale in seguito ad un incidente stradale a Genova, la sua attività subisce un grave arresto. L'ultima opera nota è Ritratto del Dottor Gatti (1928), medico che lo aveva in cura.

1929
Marinetti presenta una mostra di Disegni di Guerra di Cominetti al Ridotto del Teatro Quirino, a cui l'artista non potrà partecipare perché indisposto a Parigi. La lettura "futurista" e interventista che ne dà Marinetti fece distorcere per anni l'autentico significato dei disegni, nei quali viene rappresentata la sofferenza portata dal conflitto. Solo nel 1956, Lino Ronga sostiene che la lettura di Marinetti è stata fraintesa: "Questo interventista riesce a dare una dimostrazione di dolorosa e rara efficacia in disegni dalla profonda umanità. La sofferenza dell'uomo e delle bestie viene sublimata in maniera tale da dare un contenuto pacifista al disegno. I cavalli, che C. ha disegnato nel tempo di guerra, fanno pensare ad un brano di E.M. Remarque: "Non m'è mai accaduto di udire cavalli gridare, e quasi non ci posso credere; quella che geme laggiù è tutta la miseria del mondo, è la povera creatura martirizzata. Un dolore selvaggio, atroce, che ci fa impallidire".

1930
21 aprile muore a Roma in una clinica.


FONTI:

1) Archivio Comunale Salasco Vercellese [ACSV], Atti di nascita 1876-1885; Atti di nascita 1886-1895; Atti di nascita 1896-1905.
2) ACSV, Atti di matrimonio 1876-1885.
3) G. CARANDENTE, Mostra retrospettiva G. Cominetti, in VIII Quadriennale Nazionale d'Arte, catalogo della mostra Roma Palazzo delle Esposizioni, Roma 1959, p.
4) ACSV, Serie Amministrative, Delibere giunta comunale, falcone 4, unità archivistica 14.
5) Archivio Storico Liceo Classico Massimo d'Azeglio di Torino, Registri.
6) Archivio di Stato di Vercelli [ASV], Scuole, Fondo Liceo Classico Lagrangia, "R. Liceo Lagrangia. Registro generale degli alunni dell'anno 1897-1898 al 1904"; "R. Ginnasio Lagrangia. Registro generale degli alunni dell'anno 1897-1898 al 1904".
7) G. CARANDENTE 1959, p.
8) G. CARANDENTE 1959, p.
9) V. ROCCHIERO, G.Cominetti, in "Liguria", novembre- dicembre 1958, n. 11-12, p. 14.
10) Cfr. G. BRUNO, La Pittura del primo Novecento in Liguria (1900-1945), in La Pittura in Italia. Il Novecento 1900-1945, vol. 1, Tomo I, Milano 1992, pp. 25-44.
11) G. BRUNO 2006, p. 9.
12) S. PAGLIERI, Genova al figlio adottivo, in Giuseppe Cominetti, catalogo della mostra Torino Galleria Accademia, Torino 1973, p.
13) Nel 1898, in C. SALARIS, Filippo Tommaso Marinetti, Firenze 1988, p. 63.
14) Nel 1902 Marinetti tiene una conferenza alla Società di Letture e Conversazioni Scientifiche sul tema "Simbolisti e decadenti francesi contemporanei", probabilmente si incontrano. Cfr. F. SBORGI 1994, p. 387.
15) Le società promotrici di belle arti : Genova (1850 - 1955), Ares Multimedia, Torino 1992.
16) Alla Promotrice. II fra pittori e scultori in "Caffaro" 14-15 giugno 1903, in AEC, Regesto, p. 7.
17) In Atto di costituzione Gruppo dei Nove conservato in AEC



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